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venerdì 24 marzo 2017

Un altro venerdì del libro tutto per me

Questa settimana mi sono concessa il lusso di leggere, tutto d'un fiato, il romanzo "La solitudine dei numeri primi" scritto da Paolo Giordano e edito da Mondadori.
Un libro di cui si è tanto sentito parlare o in modo estremamente positivo o in modo estremamente negativo, per il premio strega che ha vinto, per quel film (che non ho visto) che ha fatto tanto discutere. Un libro che mi ha sempre incuriosita per il suo titolo.
 
Il libro tratta la storia di due ragazzi, all'apparenza normali e all'apparenza molto diversi tra loro, ma che in realtà condividono un'infanzia difficile, provata da episodi traumatici che segneranno per sempre le loro vite.
Alice da piccola è costretta dal padre a frequentare la scuola di sci, che lei odia. Un giorno, stanca della situazione, si allontana dal gruppo, si perde nella nebbia, cade in un  dirupo e da lì rimarrà per sempre zoppa.
Mattia è un bambino molto intelligente che ha una sorella gemella con un grave ritardo mentale. Un giorno, per poter andare liberamente, senza il "peso" della sorella addosso, ad una festa di compleanno, abbandona la sorella in un parco, con la promessa che lei starà lì buona, ferma ad aspettarlo. Di ritorno dalla festa Mattia non trova piu' la sorella e in lui rimarrà per sempre il senso di colpa di averla fatta morire.
Da quel giorno e per tutto il periodo dell'adolescenza e dell'età adulta Alice e Mattia dovranno fare i conti con quelle cicatrici subite nell'infanzia e mai rimarginate totalmente. 'autore racconta in maniera molto profonda e realistica le vite di questi due ragazzi che si sentono diversi dai loro coetanei, soli con un dolore sulle spalle che non possono condividere con nessuno.
Alice diventerà anoressica, Mattia autolesionista.
Due adolescenti che vorrebbero diventare trasparenti, sparire nel nulla, per dimenticare e liberarsi del dolore tanto grande che si portano dentro. Due ragazzi, che proprio negli anni della gioia e della spensieratezza, fanno i conti con la solitudine.
Le vite di Mattia e Alice si incontreranno casualmente, si intrecceranno e saranno vicine, ma mai abbastanza per toccarsi. Come i numeri primi gemelli, divisibili solo per sé stessi e per uno . Come l'11 e il 13; il 17 e il 19: numeri primi separati da un unico numero. Così le anime di  Alice e Mattia rimarranno legate per tutta la vita, ma mai vicine abbastanza, perché la solitudine, che lavora nei loro cuori ormai da troppo tempo, avrà la meglio.
 
Questo libro puo' essere letto, superficialmente, come un paio di storie adolescenziali difficili, ma chi si è avvicinato in maniera diretta o indiretta a queste problematiche riesce a lasciarsi trasportare dalle emozioni, dalle paure, dal senso di vuoto e solitudine, dalla rabbia, dall'incapacità di voltare pagina, di dire basta.
Son sincera, non mi sarei aspettata, dallo scrittore, nel suo esordio, un romanzo tanto carico di emozioni vere, sincere, che ti rimangono nel cuore. E' uno di quei pochi libri che leggi tutto in una volta, poi quando lo hai finito ricominci dall'inizio e ti soffermi sulle frasi, sulle parole, sulle sensazioni che trasmette; uno di quei libri che potrei leggere e rileggere centinaia di volte.
 
 

mercoledì 22 marzo 2017

Una giornata a Milano con i bambini

Da qualche mese sognavamo, sia io che il Capitano, di andare a Milano. Lui piu' che altro per visitare il nuovissimo Lego Store, io....anche per quello, ma anche perché a Milano non ci sono mai stata e avrei visitato volentieri il Duomo e il Castello sforzesco.
Finalmente domenica il sogno si è avverato; complice la festa del papà, il compleanno del Capitano e la bella giornata siamo riusciti ad organizzare una gita fuori porta.
Abbiamo fatto il viaggio da Parma in treno, perché con l'auto avevamo il terrore delle zone a traffico limitato e dei parcheggi. Anche il viaggio in treno è stata di per sé un'avventura, perché per i bambini era la prima volta.
Siamo arrivati a Milano alle 9.30 e dalla Stazione Centrale ci siamo spostati con la Metro (M3 linea gialla) fino in centro (fermata Montenapoleone). Anche questa è stata una nuova esperienza e avventura per tutti: l'idea di prendere una specie di treno sottoterra entusiasmava ma contemporaneamente metteva un po' di paura.
Abbiamo (ho) assaporato il susseguirsi dell'eleganza di vetrine griffate, potendo solo guardare, senza toccare, fino ad arrivare in Piazza San Babila al Lego Store: prima grande tappa fortemente desiderata dai bambini.
Personalmente, per come ne avevo sentito parlare, mi sarai aspettata un negozio molto piu' grande e spazioso. In realtà la metratura del negozio non è enorme anche se di lego all'interno ce ne sono davvero tanti e per tutti i gusti. Molto carina l'idea di potersi costruire una minifigure a piacimento anche se la varietà dei vari elementi (teste e accessori) era un po' limitata.
Anche al pick and brick mi sarei aspettata (forse solo un mio sogno) di trovare tanti pezzi di lego diversi, magari proprio quelli piu' piccoli e particolari che spesso vanno a finire senza volere in aspirapolvere. In realtà li si trovano i classici mattoncini a quattro o sei, alti o bassi, di tanti colori, ma niente di piu'.
Molto affascinanti invece le sculture in vetrine create interamente con i mattoncini, dal pompiere, al carabiniere e dal meraviglioso Duomo di Milano riprodotto fedelmente.
I bambini non hanno pero' non hanno assolutamente avvertito la mia stessa delusione, anzi erano emozionatissimi e siamo usciti con un mega borsone pieno di Lego (essendo anche al compleanno del Capitano...era dovuto).


In direzione Duomo abbiamo fatto una piccola tappa anche al Disney Store, piu' che altro per la Principessa che ha potuto ammirare i travestimenti delle varie principesse Disney.


Abbiamo fatto poi tappa al Duomo che abbiamo visto e ammirato solo dal fuori, perché c'era una fila kilometrica da fare per entrare e ormai c'era caldo ed era ora di pranzo. Il Duomo è davvero molto affascinante, con quel marmo bianco e rosa, le numerose guglie e poi la Madonnina d'oro che spicca sulla punta piu' alta. Abbiamo visto le nuove palme che sono state messe all'inizio della piazza e devo dire che, come mi immaginavo, proprio poco ci azzeccano con il contesto.


Abbiamo allora passeggiato all'interno della Galleria Vittorio Emanuele, altrettanto affascinante, piena di boutique dai prezzi allucinanti e proibitivi. Ci siamo fermati al centro della Galleria, sullo stemma della città di Torino, e come da usanza, abbiamo messo il tallone del piede sinistro "sui gioielli" del toro e fatto un giro di 360° su noi stessi, perché si dice che porti fortuna e che si torni così poi presto a Milano.


Siamo sbucati dalla parte opposta alla Galleria, su Piazza della Scala. Da qui abbiamo ammirato il Teatro, solo dall'esterno purtroppo, e devo dire che non mi ha lasciato a bocca aperta come pensavo. Il nostro Teatro Regio è molto piu' antico e bello! Ci siamo seduti a riposare e a rifocillarci (con un gustoso trancio di pizza di "Spontini") sulle panchine presenti nella Piazza intorno alla Statua dedicata a Leonardo da Vinci.



 
Da qui ci siamo avviati a piedi lungo Via Brera, molto tranquilla, poco frequentata ma ricca di palazzi d'epoca, chiesette e piccoli scorci nascosti. Abbiamo fatto una tappa veloce anche alla Pinacoteca, che merita certamente una visita.
Siamo arrivati poi sempre a piedi fino al Castello Sforzesco, che abbiamo ammirato solo dall'esterno. Enorme, maestoso, con grandi mura di cinta, fossati e ponti levatoi. Pulito, piuttosto curato e molto verde il parco retrostante dove ci siamo fermati per la merenda e per giocare un po'. Ci si dimentica molto facilmente di essere nella caotica Milano. I bambini si sono divertiti molto ad ammirare le papere e le tartarughe d'acqua presenti nel laghetto.

 
Da qui, sempre a piedi siamo tornati verso il Duomo, facendo piccole tappe qua e là per ammirare i tanti artisti di strada presenti. Dopo piu' di quaranta minuti di coda per prendere il biglietto di ingresso per il Duomo (3 euro per il solo Duomo e il museo del Duomo lì a fianco) siamo entrati in Duomo, dopo essere stati perquisiti da cima a fondo dai militari con il metaldetector (cosa molto affascinante per i bambini).  Il Duomo se dall'esterno sembra maestoso ed imponente, dall'interno lascia davvero senza fiato. Dall'aspetto estremamente gotico, con le colonne, gli archi, l'organo, le vetrate colorate, gli affreschi, davvero ci si chiede quanto amore, quanta passione, quanta fede ci sia voluta per costruire una struttura del genere, nel tempo in cui ancora non esistevano i mezzi. Mi sarebbe piaciuto molto anche fare una vista sulle guglie per vedere la città dall'alto, ma ormai c'era freschino.
Rimaneva ancora una mezz'oretta prima di tornare alla stazione così ci siamo concessi un giretto a La Rinascente, per rifarci gli occhi sulle tante collezioni che si vedono in passerella e per gustare un buon caffè (all'ultimo piano) servito in tazza grande con un ciuffetto di gelato alla panna da affogarvi.
Abbiamo ripreso la Metro direttamente in Piazza Duomo in direzione Stazione Centrale e da lì il treno per il ritorno a Parma.
E' stata una bella giornata, una bella esperienza. I bambini si sono molto divertiti, non si sono mai lamentati, hanno camminato, giocato, visto, esplorato. E finalmente anche il papàorso pare aver capito che i nostri bimbi non sono poi così tanto piccoli da non poter essere portati da nessuna parte.
 

lunedì 20 marzo 2017

Un telefono speciale per papà

Siccome tra qualche giorno sarà la festa del papà, ci siamo messi all'opera per costruirgli un piccolo pensiero. Vista la passione smodata per il papà verso i cellulari, abbiamo pensato a qualcosa che riguardasse proprio questo arnese tecnologico e, quando ci siamo imbattuti su questo lavoretto, non c'erano dubbi, quello era cio' che faceva al caso nostro.
Si tratta di un cellulare che va stampato su cartoncino, tagliato e incollato e "riempito" con le varie app, che trovate già pronte e scritte, oppure "in bianco" per poterle personalizzare a piacimento.
Noi abbiamo  stampato quelle "in bianco" e ogni bimbo ha scelto un paio di app sulle quali ha scritto o disegnato messaggi per il papà.
E' stato un lavoretto veloce e non molto creativo (avendo trovando una base già pronta da cui partire), ma siamo fiduciosi che al papà piacerà comunque.



Troppo grande, troppo piccolo

Domani sarà il tuo compleanno, il tuo nono compleanno. 
Ti guardo e mi accorgo di quanto sei cambiato, di quanto stai cambiando.
Vuoi affermare te stesso, vuoi farmi capire che tu non sei me, che tu sei una personcina a parte, tutta tua.
Ancora mi chiedi di accompagnarti a letto e ancora pretendi il bacio della buona notte, ma ora mi dici "mamma non c'è bisogno che mi leggi la favola, mi addormento anche da solo". E allora a volte ti lascio lì, da solo, nella tua camera (con l'abat-jour ancora accesa) con gli occhi aperti a cercarti da solo il tuo modo di mettere a tacere i tuoi pensieri; altre volte invece non ci riesco e voglio rimanere con te, a leggerti un libro, per accompagnarti nei tuoi sogni.
Ancora mi dai un bacio al mattino quando ti accompagno a scuola, ma solo perché sono io a chiedertelo e tu probabilmente non vuoi deludermi, perché mi accorgo che se fosse per te scapperesti subito dentro la scuola, al massimo gridandomi un "ciao" mentre varchi il cancello.
Ancora mi chiedi di aiutarti a fare i compiti, ma sempre meno spesso. A volte mi dici "mamma, non capisco, mi aiuti" e un attimo dopo "ok, faccio da solo".
Ancora mi chiedi di accompagnarti dal barbiere, ma adesso sei tu a decidere il taglio, la capigliatura.
Ancora vuoi che sii presente alle tue partite ma adesso non vuoi che faccia il tifo per te, che ti faccia sentire la mia presenza. Ti basta che ci sia: un puntino come un altro, in mezzo a tanti genitori.
Un minuto prima mi cerchi, mi chiedi, mi vuoi e un secondo dopo vorresti che sparissi, perché ti senti grande, capace, indipendente, ma forse allo stesso tempo ancora troppo piccolo per gestire tutto (cose materiali ed emozioni) da solo.
Capisco che pian piano hai bisogno di costruirti la tua autonomia e anche la tua autostima. Devi dimostrare a te stesso che sai fare, che sei capace. Ed è giusto che sia così. Mi mette un po' di malinconia la cosa, ma capisco che è un processo naturale che deve avvenire. Mi spiazzano solo i modi, mi destabilizzano, mi mettono paura e mi fanno sentire incapace di aiutarti. Perché ci scontra ogni giorno con un bambino diverso, che passa dalla rabbia alla spensieratezza in un nano secondo. Un bambino che ti dice "mamma mi aiuti" e un secondo "mamma vai via!".
E dovrei cercare di trattenere le urla, dovrei cercare di ubbidire semplicemente ai tuoi comandi, dovrei essere capace di materializzarmi davanti a te e all'occorrenza, quando lo richiedi, sparire in un nano secondo. Ma non è semplice e dovro' fare un lungo lavoro su me stessa prima di riuscirci e vorrei dirtelo e fartelo capire che se mi arrabbio non è per te, per il tuo modo di fare (che capisco in fondo), ma è per me, perché non sono in grado di esserci e non esserci, non sono in grado di relazionarmi con te, con questi tuoi cambiamenti.
Con i nove anni si è in bilico tra l'infanzia e l'adolescenza; troppo piccolo ma allo stesso tempo troppo grande. Tu ti senti così e io stessa ti tratto così, perché sono la prima a dirti "basta, ormai sei grande" e poco dopo "hai solo 9 anni, sei ancora piccolo".
La verità è che proprio non so come si dovrebbe comportare una mamma di un bambino di nove anni, o forse lo so, ma non riesco a far combaciare i miei modi di fare con cio' che penso e che ho sempre immaginato avrei voluto essere.
E così mi accontento di far passare le giornate, guardandoti, nella tua muta continua, in lotta con te stesso, con questo sapore che sa di orgoglio, di malinconia, di inadeguatezza che mi invade il cuore.


 

venerdì 17 marzo 2017

Libri da leggere con e per il papà

Tra pochi giorni sarà la festa del papà, quale occasione migliore se non questa per ritagliarsi qualche minuto con il proprio papà per leggere insieme un bel libro, che parli appunto di papà!

Vi lascio con una carrellata di libri (adatti a bambini dai 3-4 anni in su) che noi abbiamo già letto nel tempo e che ci sono piaciuti. Libri che parlano di papà, papà diversi, ma pur sempre papà.

- PAPA' ISOLA: scritto da Emile Jadoul ed edito da Babalibri. Un libro che tratta in modo semplice, delicato e profondo le emozioni, anche contrastanti, che invadono una coppia (in questo caso di orsi) che sanno che presto diventeranno genitori. Spesso nei libri e nella vita in generale si parla e si affrontano le ansie e le paure che riversano nel cuore delle future mamme, dimenticandosi spesso che paure simili si nascondono anche nei cuori dei futuri papà. Ed è proprio questo il tema centrale di questo libro, in cui papà orso di chiede "saro' all'altezza? sapro' fare il padre?". Si confronta con altri padri e si rende conto che lui, pacioccone papà orso, non sa giocare a calcio, non sa nuotare, non sa usare il martello e quindi...cosa insegnerà al figlio? Ed è a questo punto che interviene mamma orsa a rassicurarlo, facendogli capire che non serve saper fare ma piuttosto saper essere. Papà orso non avrà quindi bisogno di saper giocare a pallone, perché si trasformerà egli stesso in gioco (in cavallo o in aeroplano), trasportando suo figlio in giro per il mondo; non avrà bisogno di saper usare il martello per costruire una capanna, perché sarà egli stesso la capanna e quindi la protezione per suo figlio; non avrà bisogno di saper nuotare perché sarà piuttosto una calda e comoda isola su cui il suo piccolo si potrà adagiare, rilassarsi e lasciarsi coccolare.
 
Dal testo semplice, dalla immagini semplici, ma ricche di significato che parlano di sostegno, complicità, ascolto, vicinanza. Un papà che sa dare libertà al proprio figlio, ma senza mandarlo allo sbaraglio nel mondo, piuttosto incoraggiandolo, sostenendolo e non essendo mai troppo lontano.
 

- IL MIO PAPA' E' DAVVERO SPECIALE: scritto da Ross Conliss ed edito da Mondadori. Parla di Scrocc, un piccolo coccodrillo, e delle sue paure perché tutti i suoi amici da grandi vogliono diventare i loro papà. Ci sono papà elefanti che sanno spruzzare l'acqua, ci sono papà struzzi che sanno correre velocissimi, ci sono papà gorilla che sanno battersi il petto come se fosse un tamburo, ma il suo di papà, che se ne va di casa la mattina e se ne torna alla sera, cosa sa fare? Scrocc preoccupato allora va a chiedere alla mamma cosa fa il suo papà di tanto speciale e qui troverà davvero una bellissima sorpresa che lo farà sentire orgoglioso del suo papà e gli farà dire "da grande voglio essere proprio come il mio papà!".


- CI PENSA IL TUO PAPA': scritto da Mireille d'Allancè ed edito da Babalibri. Parla di un cucciolo di orso che vuole essere rassicurato e vuole avere la certezza di essere protetto dal suo papà, per cui lo tartassa di domande a cui prontamente il papà risponde, mettendo a tacere le ansie del cucciolo e stringendo con lui un patto di fiducia. Come per tutti i libri della Babalibri, testo semplice, immagini simpatiche e coinvolgenti che sanno mirare dritto al cuore!


- PAPA' MI PRENDI LA LUNA PER FAVORE?: scritto da Eric Carle ed edito da La Margherita, racconta dell'impresa titanica di un papà che vuole a tutti i costi esaudire il desiderio della figlia Monica: prenderla la Luna. Cosa non farebbe un padre per i propri figli? E così con tanto coraggio e con tanta tenerezza questo papà, in una notte stellata, si ingegna (anche con una lunga scala) e ce la mette tutta per far felice la sua bambina. Immagini a tutta pagina, dai colori essenziali della notte (il blu), delle stelle (il giallo) e della luna (il bianco); con pagine che si aprono anche in alto e a lato per attirare al meglio l'attenzione dei bambini e far capire loro quanto davvero sia lontana la luna da noi.


- STASERA STO CON PAPA': scritto da Nadin Brun-Cosme. Racconta di una serata particolare in cui la mamma va al cinema e quindi Clara deve stare da sola con il suo papà. Sarà lui a doverle fare il bagno, a prepararle la cena, a metterla a letto. Ce la farà? Clara comincia a fare paragoni con la mamma, perché con lei l'acqua della vasca è più calda, il purè piu' soffice e poi la mamma lascia la lucina accesa in camera...Un papà messo sotto esame che non perde pero' il sorriso e cerca di rimediare alla serata com'è capace, con il divertimento, così dalla vasca sbuca un coccodrillo che vuole mangiare i piedini di Clara, con un dolcetto zuccherato dopo cena. Così alla fine la serata si rivela molto piacevole, tanto che Clara ripete "lo facciamo ancora papà, vero?".  Un racconto gioioso, allegro, leggero che mette in luce un rapporto di complicità tra da padre e figlia.

 
- P  DI PAPA': scritto da Isabel Minhos Martins e Bernardo Carvalho ed edito da Topipittori. E' libro che parla di un papà trasformista, nel senso che riesce a trasformarsi in tutto cio' di cui il suo bambino a bisogno: da angelo custode, a salvagente, a dottore, a poltrona. Un papà che lo usi e lo riusi ma non si rompe mai! Un papà utilissimo per fare insieme tante cose: nascondersi, scalare, cavalcare, volare. Un libro che ci convince sempre piu' che i papà distanti, tutto lavoro, non esistono piu'; che i papà, così come le mamme, possono essere tutti coccole e tenerezza. Ne è una dimostrazione in primis proprio la copertina, esemplare, in cui in cui papà bacia sul naso il suo piccolo e lo avvolge con una carezza sulla testa, e da qui le due teste vicine paiono creare un cuore che le unisce. Pagine dai colori vivaci, tratti semplici e chiari. Molto originale, divertente e allo stesso tempo profondo.
 
 

lunedì 13 marzo 2017

Costumi da frutta in gommapiuma

Quest'anno il nostro storico gruppo di Carnevale ha pensato di fare un carro e un gruppo mascherato dal titolo "Siamo alla frutta", così dopo aver creato i costumi per i bambini (semplici a mo' di casacca, come spiegato nei post precedenti) mi sono dedicata ai costumi degli adulti.
 
I materiali che ho utilizzato sono per lo piu' gommapiuma, bostick e tempere.
 
Vi lascio con una carrellata dei costumi:
 
 Ananas
 Mela davanti
 Mela dietro
Anguria
Arancia davanti
Arancia dietro
Carota

Zucca per bambino
 
Fragola per bambino
 
Coppia di ciliegie per bambini
 
Questi costumi sono ora in vendita. Se siete interessati mandatemi una mail, senza impegno.
 
 
 

mercoledì 8 marzo 2017

8 marzo....spiegarlo ai bambini....

E' presto, fuori ancora fa buio. Ci siamo appena svegliati e comincia a suonare il cellulare. Tanti bi-bip uno dietro l'altro, messaggi che arrivano e allora mi chiedi "mamma cosa succede oggi? Perché tanti messaggi?" E allora io, che mai ve ne ho parlato, volutamente, perché la donna va festeggiata tutti i giorni, non un solo giorno l'anno, mi siedo di fianco a te, a voi, e rubo 5 minuti del nostro tempo, già risicato al mattino tra una colazione, una vestizione, i letti da fare e via di corsa a scuola e al lavoro, per parlarvi di cosa succede oggi.
 
Ma come ve lo spiego?
 
Oggi è l'8 marzo e anche se da tutti viene chiamata "festa della donna", una festa non è, ma una giornata di memoria, di commemorazione. Come quando si fa un minuto di silenzio per ricordare qualcuno che non c'è piu'. Ecco, oggi bisognerebbe prendersi l'intera giornata di silenzio, di riflessione. Tanti, tanti anni fa ("quando c'era l'homo sapiens?" salta su il Capitano ...."un pochino dopo, tesoro!") le donne non avevano gli sessi diritti degli uomini, non potevano fare le stesse cose che facevano gli uomini: ad esempio non potevano lavorare, non potevano studiare ("e che c...o!"salta sempre su il Capitano. E qui cerco di spiegargli che il lavoro e lo studio ti danno indipendenza, ti danno libertà). Le donne dovevano solo sposarsi, molto giovani, fare figli e stare in casa. Poi pian piano si sono sviluppate le fabbriche ed è stato concesso anche alle donne di lavoravi, ma erano trattate male: dovevano fare lavori pesanti, tante tante ore e non erano pagate quanto gli uomini. Così nel tempo le donne si sono fatte forza per combattere questa ingiustizia, per essere trattate bene, al pari degli uomini, per poter avere i loro stessi diritti. Molte di loro sono morte per dare a noi, donne di oggi, le possibilità che abbiamo, i diritti che abbiamo. Per questo oggi, ma non solo oggi, tutti i giorni, dobbiamo cercare di difendere i diritti che abbiamo e sono stati conquistati con forza e dolore.
Tante cose sono state fatte dalle donne per le donne nel tempo, ma tante ancora ne restano da fare. Ci sono ancora tanti posti nel mondo in cui le donne non possono nemmeno farsi vedere in volto, tanti posti in cui le donne non possono avere bambini, tanti posti in cui le donne devono avere mariti che non le amano.

Per cui a voi, maschietti, devo dire semplicemente che le donne vanno rispettate, perché sono preziose, perché danno la vita, perché sono supereroi a cui è chiesto di fare tanto, ogni giorno; perché possono tanto, proprio come voi. Per questo vanno aiutate. Non ci sono lavori da maschi e da femmine, non ci sono passioni o sport o giochi da maschi o femmine. Tutti possono tutto, se lo desiderano. E tutti, maschi e femmine, devono aiutarsi a vicenda per migliorare, anche solo un pochino, il mondo in cui viviamo.

E a te, Principessa, mi sento di dire solamente di continuare così: con la tua bontà d'animo, con la tua voglia di aiutare, con il tuo essere così diplomatica ma allo stesso tempo così ferma e determinata nelle tue decisioni. Spero che la società in cui viviamo oggi non riesca a scalfire quella dura corazza esterna e quel cuore morbido che per natura ti ritrovi. E' un dono grande il carattere hai e dovrai conservarlo con cura e non permettere a nessuno di cambiarlo. Dovrai impegnarti, perché per natura la vita delle donne è sempre in salita. E dovrai scontrarti con l'invidia di certe donne (perché noi siamo così, l'uomo in genere è così: competitivo), con l'arroganza di certi uomini che fraintenderanno la tua gentilezza. Rimani così, bella, dentro e fuori, ma non fare del tuo corpo la tua carta di identità, non svilirlo: è un dono in piu' ma puo' essere una arma a doppio taglio, custodiscilo, è solo tuo. Continua ad essere curiosa, a chiedere, a informarti, a leggere. Investi su te stessa, insegui i tuoi sogni, non aspettare che qualcuno ti offra qualcosa, ma metti tu per prima un pezzo di te stessa in questo mondo.

Via, via, tutti a scuola adesso!
E ricordatevi di fare gli auguri alle maestre e di essere gentili, oggi un po' di piu', con le vostre compagne.
E se anche oggi come segno di affetto e di riconoscenza andrebbe regalata la mimosa alle donne a cui si vuole bene, noi chiamiamo il papà e gli chiediamo se anziché la mimosa ci regala una cena con la sua buonissima pizza!